Apple, l'azienda che ha rivoluzionato il mondo dell'informatica e della comunicazione
Con l’articolo di oggi inauguriamo una nuova rubrica, in cui andremo ad analizzare le caratteristiche dei brand che più ci interessano per innovazione e capacità di comunicare.
Non potevamo che partire da Apple, perfetta sintesi di marketing, minimalismo, informatica… insomma tutte le cose che ci piacciono.
Apple: la scelta del nome di brand e del logo
Il nome Apple è suggestivo: non descrive esattamente le caratteristiche del prodotto, ma lascia spazio alla fantasia. È stato proprio il fondatore Steve Jobs a spiegare la scelta nella sua biografia.
“All’epoca ero un fruttariano e mangiavo solo frutta. Ero appena tornato da una fattoria di mele e pensai che il nome Apple fosse divertente, vivace e non intimidatorio”.
A proposito, hai già letto il nostro articolo sul brand name? Lo trovi qui.
E il logo? La celebre mela morsicata, disegnata da Rob Janoff nel 1976, è stata associata a diverse leggende metropolitane. Eccone alcune: bite (morso in inglese) da byte, unità di misura informatica; il frutto proibito; un omaggio a Alan Turing, scienziato informatico suicidatosi mangiando una mela avvelenata.
Ecco la verità: anche qui non ci sono effetti speciali. Janoff presentò a Jobs due versioni del logo, una con il morso e una senza. La versione del morso fu scelta per evitare che il frutto fosse confuso con una ciliegia o un pomodoro. Per un lungo periodo poi, il logo fu colorato con delle strisce arcobaleno. Questo per renderlo più accattivante ai giovanissimi (che Jobs considerava un target) e per sottolineare una delle features più importanti dei monitor Apple (e all’epoca rare): i colori, appunto.
Il logo di Apple è iconico: conosci le altre tipologie di logo? Guarda qui.
La strategia di comunicazione di Apple
“1984” è lo spot con cui negli anni ’80 l’azienda di Cupertino ha lanciato primo Macintosh. Un momento di cambiamento e rottura di un sistema privo di creatività ma radicato, rappresentato da uno spot che presenta elemeni orwelliani, con una folla che ascolta in stato di apatia le parole di un uomo che parla da uno schermo.
E Macintosh? È l’eroina che oltrepassa la sicurezza per rompere lo schermo e salvare il mondo dal conformismo. E in effetti il prodotto, per la sua immediatezza, può essere usato anche da persone non competenti in informatica, rendendo democratico il PC.
Se hai letto i nostri precedenti articoli, saprai che questo tipo di rappresentazione è un esempio lampante di storytelling aziendale.
È così che Apple inizia a rompere le regole, attirando da una parte i consumatori e dall’altra gli stessi sviluppatori.
Think Different
Come non ricordare poi il celebre spot “Think different” in cui Apple si fa paladina di tutti gli anticonformisti, chiamando in causa personaggi del calibro di Martin Luther King, Gandhi, Einstein e Bob Dylan? Rilasciato in un momento particolare, Jobs era appena ritornato in azienda e la situazione non era delle migliori, fu un azzardo. Il marchio si vede per pochi istanti solo alla fine, dopo la scritta Think Different, il prodotto non c’è proprio mai. Più che uno spot è una dichiarazione d’intenti, e ha fatto scuola.
Noi contro gli altri e minimalismo
Se ci pensi, Apple sceglie la rottura piuttosto che l’omologazione: i caricabatterie sono diversi da quelli dei competitor, le tecnologie funzionano in modo chiuso, con il sistema operativo iOS.
I consumatori però hanno risposto a questo atteggiamento con la fedeltà assoluta al brand, che li fa sentire parte di un universo esclusivo. E qui torniamo allo storytelling: il prodotto Apple non è un semplice computer o smartphone, ma rappresenta qualcosa di più. È il raggiungimento di uno status, è rivestito di un significato “magico”. Il concetto di minimalismo di Apple è applicabile al design dei prodotti, alla vita aziendale, all’advertising. Per citare lo stesso Jobs:
«Il modo in cui gestiamo l’azienda, il design dei prodotti, la pubblicità, tutto si riassume così: rendiamo tutto semplice. Molto semplice».
E la strategia social? Anche questa è piuttosto singolare: gli account Facebook e Twitter esistono, ma non hanno mai pubblicato nemmeno un post! Instagram è stato aperto piuttosto tardi nel 2017. Non per tutti.
Steve Jobs e il marketing
Il fondatore di Apple ha cambiato il mondo dell’advertising.
Dalla capacità di creare attesa attorno al rilascio delle novità, all’idea degli Apple Store (oggi solo Apple), spazi immersivi in grado di trasformare l’immaginazione in esperienza. Luoghi in cui non si vende nulla, se non una customer experience senza paragoni.
A proposito, è di questi giorni la notizia secondo cui chi sceglie di acquistare un iPhone da apple.com avrà a disposizione “Shop with a Specialist over Video”, la consulenza personalizzata di un membro del team.
Quando Jobs appariva in pubblico lo faceva per vendere i prodotti, ma nessuno se ne rendeva propriamente conto: c’era un coinvolgimento emotivo con la marca, la capacità di far sentire le persone importanti, parte di un mondo, fiere di possedere quel prodotto e rappresentare quel marchio. Il costo? Non era un limite, perché Jobs era in grado di rendere esponenziale il valore percepito di Apple. In poche parole, ci stava vendendo un sogno.
